La Vitamina D : storia e ultime novità

19/03/2020 0 di Redazione
a cura del Dott. Fabrizio Malvaldi – Medico Chirurgo – endocrinologo e dietologo

La storia della vitamina D  inizia addirittura a metà del 1600, quando per la prima volta fu menzionato il rachitismo.  I primi casi di rachitismo sono stati documentati dei medici nel 1700, quando la rivoluzione industriale aveva spostato la gente dalle campagne alle fabbriche.

Nel 19º secolo il miraggio del lavoro in fabbrica indusse sempre più persone a spostarsi nelle città inquinate e il rachitismo in Europa divenne endemico. Fu solo nel 1822 che un medico polacco notò che bambini che vivevano nelle città di Varsavia erano più soggetti a rachitismo rispetto a quelli che vivevano nelle  campagne.

Tra il  1920 e il  1930 il rachitismo aveva raggiunto proporzione endemiche nel Nordamerica e nel Nord Europa.

Venne lanciato l’allarme e si cominciò a cercare una cura; alcuni ricercatori concentrarono la loro attenzione sull’alimentazione, altri scienziati seguirono e sostennero il legame tra luce solare incidenza di rachitismo, alcuni approfondirono il legame tra alimentazione rachitismo utilizzando l’olio di fegato di merluzzo per trattare i cani.

Tra il 1968 e l’inizio degli anni 70, i ricercatori scoprirono che la vitamina D veniva metabolizzata nel fegato e nei reni ed era in grado di controllare i livelli di calcio nel sangue attraverso un’azione esplicata nell’intestino. Questa informazione indussero gli scienziati a riclassificare la vitamina D come ormone piuttosto che come una vitamina, scoperta che portò a sua volta ad altre ricerche.

Esistono 2 forme iniziali di vitamina D: l’ergosterolo che si forma nella piante sotto l’azione del sole (poco efficace) e il colecalciferolo che origina dal colesterolo ed è sintetizzato dagli organismi animali nella cute sotto l’azione dei raggi solari.

Il deidrocolesterolo  sotto l’azione dei raggi solari viene metabolizzato in colecalciferolo che si deposita nei tessuti epatici e muscolari e successivamente subirà 2 meccanismi di attivazione in sede epatica e renale per diventare calcitriolo che è la forma biologicamente attiva.

Recettori per la vitamina D sono presenti in quasi tutte le cellule e questo ha determinato il proliferare di studi ed evidenze in varie patologie come nelle malattie autoimmunitarie, nella sindrome metabolica e nelle forme oncologiche. Tali evidenze sono state recentemente messe in discussione dall’AIFA con la nota 96 anche se , a mio giudizio, gli studi in proposito sono diversi e anche significativi per cui rifiutarne l’evidenza mi sembra prematuro.

Sicuramente è riconosciuta alla vitamina D una funzione nella patologia del rachitismo, nell’osteoporosi delle persone anziane e nella sarcopenia.

Infatti la vitamina D stimola l’assorbimento a livello intestinale di calcio e fosforo rendendoli disponibili per una corretta mineralizzazione ossea.

La popolazione italiana, nonostante sia una nazione mediterranea presenta alta incidenza di riduzione della vitamina D. Si parla del 50% della popolazione giovanile e del 90% della popolazione anziana. E’ da sottolineare che la nota AIFA 96 ha modificato i valori di riferimento di normalità della vitamina D riducendoli a 20 ng/ml valore ancora non riportato dalla maggior parte dei laboratori.

Nelle persone anziane la ridotta esposizione solare, la ridotta produzione cutanea di vitamina D favoriscono la riduzione. Nelle persone giovani l’uso delle creme solari ne riduce l’assorbimento (utilizzo che deve essere incentivato per il rischio di melanoma).

In commercio esistono vari tipi di vitamina D:

  • Colecalciferolo il più usato nelle sue varie formulazioni  il più sicuro che difficilmente determina sovradosaggio.
  • Calcifediolo parzialmente attivo  (utile in caso di scarsa funzione del colecalciferolo come capita nei soggetti obesi)
  • Calcitriolo che è la vitamina D attiva a rischio di ipercalcemia e ipercalciuria da utilizzare  in caso di ridotta funzione paratiroidea come dopo intervento di tiroidectomia totale.

La quota di vitamina D che assumiamo con i cibi è solo il 20% per cui insufficiente a garantirci adeguato apporto.  Pertanto, la carenza di vitamina D è molto frequente soprattutto nella popolazione anziana in cui la correzione determina anche miglioramento del tono muscolare.

Tutti i diritti sono riservati. È vietata qualsiasi utilizzazione, totale o parziale, dei contenuti inseriti nel presente portale, ivi inclusa la memorizzazione, riproduzione, rielaborazione, diffusione o distribuzione dei contenuti stessi mediante qualunque piattaforma tecnologica, supporto o rete telematica, senza previa autorizzazione scritta dell’autore dell’articolo.